Fuggire per tornare a casa, La generazione di Flavia Biondi


Titolo: La generazione
Autore: Flavia Biondi
Editore: BaoPublishing
Prima edizione: ottobre 2015


Oggi voglio parlare di quel Lucca Comics del 2015 in cui mi sono avvicinata allo stand di BaoPublishing senza avere bene in mente che cosa acquistare.
A fare dediche, quel giorno, c’era anche Flavia Biondi.
Era uscito da poco il suo “La generazione” e, dal basso della mia ignoranza, io non ne avevo ancora sentito parlare. Se c’è una cosa di cui mi fido, però, è il mio istinto di lettore e, appena mi sono fatta rapire dalla copertina, sapevo che portare a casa quel titolo era la scelta giusta da fare.


“La generazione” è la storia di Matteo che ha abbandonato il suo paese in Toscana per andare a vivere in città. Dopo tre anni vissuti a Milano, è stato costretto a tornare a casa, un luogo che per lui è sinonimo di sconfitta e ostilità. A volte, però, la sconfitta è solo nella nostra testa e l'ostilità non risiede negli altri, ma dentro di noi.


La generazione è un racconto di scoperte e ri-scoperte: scoprire se stessi, riscoprendo il luogo da cui si proviene.
Appartenente alla collana “le città viste dall’alto”,” La generazione” è un graphic novel che ci regala un affascinante spaccato della provincia toscana, con i suoi panorami, la sua tranquillità, ma anche con quei difetti rintracciabili in tutti i paesi di poche anime: la sensazione di essere giudicati, osservati, di essere sbagliati per il contesto in cui ci si trova, di essere privati dei giusti stimoli, delle giuste persone.
Matteo inizia il suo percorso avvolto da questa negatività. Rincasare, per lui, è un ritorno ad una serie di dinamiche familiari che era riuscito a lasciarsi alle spalle e che, forse, in cuor suo, sperava di non dover riaffrontare.
Ma questo forzato rientro all’ovile è l’occasione per il protagonista di fare i conti, prima di tutto, con se stesso e con i propri fallimenti personali, e per imparare a prendersi le proprie responsabilità:
"adesso tornerò al paese e rimetterò insieme tutti i pezzi che ho rotto”.


Malgrado in un primo momento abbia giudicato fuorviante il titolo stesso dell’opera (“La generazione” come indice di un fenomeno specifico di una generazione, quella di Matteo, interpretazione che valuto piuttosto limitativa rispetto alla storia), lo ho in seguito rivalutato, preferendo pensare ad esso come indicatore del rapporto generazionale in senso ampio.
Un confronto di più generazioni che si scontrano sul terreno di bisogni comuni -quello di realizzazione personale, di accettazione da parte del nucleo familiare e della comunità- che vengono affrontati ed elaborati da punti di vista diversi, faticando talvolta a trovare un punto di incontro.

“Un presuntuoso campagnolo che ha vissuto da topino di città. Ed è tornato senza niente”
Flavia, con le sue splendide tavole in bianco e nero, racconta del momento in cui si è in procinto di perdersi e si è costretti a far ritorno al punto di partenza. Tornare a quel luogo che si desiderava lasciare per sempre, per cercare altrove la propria identità che però ad esso è legata e lì, alle origini, vuole fare ritorno nel momento della difficoltà.

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