Letture Ribelli: L'orologiaio di Filigree Street - Natasha Pulley



Titolo: L’Orologiaio di Filigree Street (The Watchmaker of Filigree Street)
Editore: Bompiani
Traduttore: Carlo Prosperi
Prima edizione: marzo 2017

Nella Londra fumosa del 1883, Thaniel, un giovane telegrafista, si salva durante un’esplosione in un pub grazie all’allarme di un misterioso orologio lasciatogli da qualcuno nel suo appartamento. Da quel momento prende parte a un’indagine antiterroristica e la sua vita si intreccia a quelle di Keita Mori, un orologiaio giapponese, e Grace Carrow, una studentessa di fisica che sta cercando di dimostrare l’esistenza (o la non esistenza) dell’etere lumifero.



Queste sono le premesse de “L’orologiaio di Filigree Street”, romanzo d’esordio della giovane autrice inglese Natasha Pulley, che fa immergere il lettore nella Londra vittoriana, ma che lo porta anche a esplorare anche il Giappone feudale degli ultimi decenni dell’Ottocento.
L’orologiaio è un romanzo fatto di atmosfere, suoni e colori: Londra è grigia, le sue strade sono abitate da uomini dai cappotti neri, lo studio di Mori è caldo, l’illuminazione elettrica lo distingue dalle altre abitazioni.
Il rosso e il giallo delle nottate passate davanti al camino nel salotto di Mori affiancano il luccichio delle sue “lucciole” e dei suoi diamanti, l’oro degli ingranaggi degli orologi è lo stesso colore dell’intonazione della sua voce. Il colori ricoprono un ruolo fondamentale all’interno di questo libro anche perché, uno dei suoi protagonisti, Thaniel, ha percezioni audio-visive sinestetiche -in sostanza, vede i colori dei suoni.
Suoni e colori, dunque. Essi creano delle atmosfere dettagliate durante tutto il corso del romanzo e il lettore è portato ad immaginare il ticchettio discontinuo dei telegrafi o il rumore delle strade affollate ed è calato in diversi ambienti nei quali vede coinvolti tutti i suoi sensi.
Il quartiere giapponese e la casa dell’orologiaio sono legati all’esotico odore del té verde, mentre il laboratorio di Grace è cupo, angusto e soffocante (per non dire tossico) a causa delle sostanze che utilizza per i suoi esperimenti.



La rosa dei personaggi principali è varia e coerente con se stessa, pur potendo conoscere meglio i protagonisti delle vicende, le loro personalità rimangono solide per tutto il corso del romanzo e lo sviluppo dei loro rapporti interpersonali è credibile e naturale.

E in questa cornice abbiamo il mistero. Indagini e sospetti vanno al di là della caccia ai collaboratori dei nazionalisti irlandesi del Clan na Gael, si allargano ed abbracciano in senso lato il tema della diffidenza. Il vero pilastro dell’intreccio è il dubbio nei confronti dell’altro, il diverso, il vicino, ma anche la natura stessa. Tutto ruota attorno al dubbio e alla necessità di sapere la verità che ogni personaggio, a modo suo, vuole raggiungere.

Lo stile della Pulley non è immediato, le sue descrizioni, il ritmo dei suoi periodi, che sono brevi e tendono ad essere più incalzanti nelle scene di azione, costringe il lettore a dover entrare in confidenza con il suo stile prima di riuscire a goderne appieno. Nonostante questo, “L’orologiaio di Filigreee Street” è una storia affascinante che dimostra di avere alle spalle numerose ricerche per cercare di rendere il più verosimili possibili le vicende.
L’elemento magico è presente, ma non invasivo. Il fantastico è inserito con le credibilità necessaria per far sorgere la domanda: “ma, quindi, qual è la verità?

Questo romanzo mistery ad ambientazione storica è caldamente consigliato sia ai lettori più giovani, che a quelli più adulti che hanno voglia di una lettura leggere, ma non sciocca, inserita in un’accurata e affascinante cornice. Una pecca? La traduzione italiana è disseminata di piccoli errori piuttosto fastidiosi. L’edizione della Bompiani è però splendida, un piccolo gioiellino da possedere in hardcover.

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