Di più di quel che c'è: More than this - Patrick Ness


Titolo: More than this
Autore: Patrick Ness
Editore: Walker Books
Prima edizione: settembre 2013

More than this è il libro di Patrick Ness che mi piace meno.

Voglio comunque invitarvi a leggerlo, proprio perché non penso che sia un brutto libro, ma piuttosto un romanzo che non mi ha soddisfatta come avrei voluto.
Senza dubbio, Patrick sa come si inizia bene un libro.
La prima riga del romanzo lascia di stucco: «Here is the boy, drowning», e ad affogare è Seth, il protagonista.
Annaspa, sbatte contro gli scogli e muore.
O quasi. Seth, infatti, si risveglia morto, o qualcosa del genere.
Si sveglia in Inghilterra, nella sua casa natale, quella dalla quale la sua famiglia era scappata diversi anni prima a seguito di un incidente che aveva coinvolto il figlio minore.
Inizia così la prima parte di More than this che trovo bellissima.

«He is alone. The town is empty. Everything is covered under a layer of dust that alludes to the passage of time.»

Il protagonista è inserito in un inquietante scenario post-apocalittico nel quale la sua vecchia casa, il vecchio quartiere, l’intera città sono stati abbandonati da tempo e sembrano essere del tutto disabitati; è solo, e nella sua solitudine comincia l’esplorazione.
Seth è un esploratore solitario di due luoghi che conosce, ma che al contempo sono a lui estranei.
Il suo viaggio si svolge su due livelli: da una parte l’esplorazione geografica dello spazio attorno a sé, la ricerca di altre persone, di viveri e di indizi che possano aiutarlo a comprendere cosa gli sia accaduto e dall’altra la sua esplorazione interiore. Seth deve fare i conti con ciò che il luogo in cui si trova significa per lui, l’angoscia dell’essere solo con i suoi ricordi, il dolore fisico e mentale causato dalle notti costellate di incubi, che lo portano a rivivere i momenti più duri della sua esistenza, quelli che lo hanno accompagnato nella decisione di buttarsi nel mare per non uscirne più (o quasi).

«I wanted so badly for there to be more. I ached for there to be more than my crappy life.»

La rosa dei personaggi è piuttosto limitata, proseguendo con la storia il lettore conosce i due compagni di viaggio di Seth, Regine, una ragazza nera dal fare strafottente, e Tomasz, un ragazzino polacco. Malgrado non sia stata coinvolta emotivamente da questi personaggi, come invece è successo per altri personaggi di Ness, è oggettivo che l’autore sappia far parlare gli adolescenti di temi importanti, quali la violenza (domestica, delle autorità, verso se stessi) e la povertà, accompagnati dalle frustrazioni e dalle passioni giovanili, che restituiscono un quadro più travolgente a livello emotivo, rispetto a quanto possa fare la voce di un adulto.
Per quanto riguarda gli antagonisti, seppur il timore nei loro confronti sia costante dal momento in cui si entra in contatto con loro, gli scontri diretti con essi vengono risolti con degli interventi da deus ex machina dello stesso protagonista. Anche se è evidente che ciò sia fatto al fine di aumentare i dubbi dei personaggi sulla loro condizione, come lettore non ho apprezzato questi espedienti. Talvolta sembra quasi che sia lo stesso autore a cercare di parlare al lettore anticipando le sue obiezioni: succede questa cosa perché è un cliché e te la stai aspettando, ma voglio che il mio protagonista ti avverta che tutti ce la stiamo aspettando.

Ma in More than this si parla soprattutto del “di più” che c’è al di là delle difficoltà, dei momenti bui, ma anche delle scoperte: c’è sempre qualcosa oltre a quello che abbiamo di fronte, anche se non lo vediamo, non subito, anche se ci sembra che alla fine dei percorsi ci sia solo un muro e nient’altro.
Patrick Ness racconta la ricerca di Seth di questo “di più” con un ritmo talvolta disturbante, che rende difficile trovarsi a proprio agio tra queste pagine disseminate di mezze verità, dubbi, supposizioni senza fondamenta. La nota dolente, però, arriva proprio quando l’atmosfera, già di per sé surreale, lascia maggiore spazio all’elemento sci-fi.
L’ultima metà del libro, in particolare, è molto più debole rispetto alla prima. I dialoghi si allungano, malgrado le scene d’azione il ritmo di lettura rallenta, la serie di spiegazioni fornite, che devono essere accettate dal lettore come assolute, sono confusionarie, fino ad arrivare al finale-non-finale che ho trovato insoddisfacente.
Sulla copertina c'è solo una porta aperta che anche a libro concluso rimane tale, lasciando il lettore in sospeso, senza le risposte che era stato portato a desiderare durante la lettura.
Uno di quei finali che vengono odiati o amati, e io sono della prima scuola.

Sono sempre stata molto combattuta a proposito di questo titolo, ma pur non avendolo apprezzato quanto altri dello stesso autore, di una cosa son certa: ho continuato a lungo a pensare a ciò che avevo letto, cercando di comprenderlo meglio tramite il confronto con gli altri lettori.
Per questo sono qui a dirvi la mia opinione aspettando la vostra.

«Real life is only even just real life. Messy. What it means depends on how you look at it. The anything you’ve got to do is find a way to live there».

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