Podcast Ribelle episodio #1: The Bright Sessions


The Bright Sessions è il podcast d'esordio di Lauren Shippen, un viaggio attraverso il cuore e la mente umana.

Posso davvero chiamarla “la prima rubrica di Lettori Ribelli”? A occhio e croce, direi di sì. Avevo già fatto cenno all’argomento sia su Instagram che su Twitter, ed è finalmente giunto il momento di affrontarlo.

Cogliendo al volo l’entusiasmo, che a sua volta ha colto me, per gli audiodrama, sono con questo articolo a inaugurare la rubrica del PodcastRibelle! Una rubrica a cadenza bimestrale nella quale vi parlo dei miei podcast preferiti e del perché, se non siete già fan di questo tipo di intrattenimento, vi state perdendo un mondo sorprendente.
E quale miglior modo di introdurvi ai podcast se non parlarvi del mio preferito?

The Bright Sessions è un audiodrama fantascientifico iniziato il primo novembre 2015 (e che conta attualmente 50 episodi, e si concluderà il 13 giugno 2018 con l’episodio 56), scritto dall’attrice, cantante e scrittrice Lauren Shippen e prodotto in collaborazione con Mischa Stanton a partire dal 2016.
So per certo che anche voi avete pensato almeno una volta nella vita: “Quanto vorrei leggere nella mente delle persone” o “Mi piacerebbe poter viaggiare nel tempo”, ma sono altrettanto certa che non vi è mai venuto in mente che queste cose potrebbero essere una buona ragione per andare in terapia, magari dalla dottoressa Bright, psicologa specializzata in casi strani e inusuali. I pazienti di Joan Bright (Julia Morizawa) non sono persone comuni, sono degli “atipici”, giovani e meno giovani la cui vita è stata bombardata di difficoltà a causa delle loro peculiari abilità. A metà tra In Treatment e X-Men, The Bright Sessions racconta le vicende di un gruppo di persone comuni con dei superpoteri, mettendo in luce come le abilità straordinarie di alcuni individui non li rendano meno umani, fragili e fallibili delle persone comuni; e non facciano di loro dei supereroi.
Lauren Shippen
La terapia e la salute mentale
I primi personaggi con cui entriamo in contatto ci accompagnano all’interno dello studio della terapista confessando il loro segreti più grandi: quello di avere un superpotere e quello di essere in difficoltà a causa di esso. Samantha, Sam, Barnes (Lauren Shippen) - «Sono Sam, Samantha, il mio nome è Samantha Barnes, ma può chiamarmi Sam. O Samantha. Vanno bene entrambi, scelga quello che la fa sentire più a suo agio. É il suo ufficio dopotutto» - ha la capacità di viaggiare nel tempo, o meglio, finisce con il farlo ogni volta che ha un attacco di panico e per questo evita il contatto con altri esseri viventi, a esclusione del suo “gatto molto comprensivo”. Caleb Michaels (Briggon Snow) è un ragazzone di sedici anni, la stella della squadra di football della scuola, con un “piccolo” problema con la gestione della rabbia, soprattutto quando percepisce quella di tutte le persone che gli sanno attorno. Non che possa evitare di sentire ciò che provano gli altri, vista la sua super-empatia. Infine, conosciamo Chloe Turner (Anna Lore) che crede di sentire le voci degli angeli che le danno buoni consigli per aiutare il prossimo, ma le sono valse una diagnosi di schizofrenia: «Ma si sbagliano! Non sono schizofrenica. Non sono paranoica, non vedo le cose, non sono pazza!».

Questi pazienti sono il punto di partenza per quella che è una storia che abbraccia tutti i cliché del caso: dagli scienziati che perdono la testa per capire come funziona la biologia degli “atipici”; alle organizzazioni segrete para-militari che tramite queste persone vogliono creare delle truppe speciali, fino a coloro che non usano le proprie abilità a fin di bene. Ciò che caratterizza The Bright Sessions è però il fatto che, nonostante l’impalcatura di eventi fantascientifici e surreali che coinvolgono i personaggi, l’attenzione rimane sempre, con delicatezza e serietà (dovuta anche alle consulenze psicologiche fornite dalla terapista Elizabeth Laird, che nella serie interpreta Sarah, uno dei personaggi minori), sui sentimenti, sull’emotività e sulla crescita interiore dei personaggi. Ognuno di loro affronta un percorso lungo e coerente, che attraversa alti e bassi ed è in continua lavorazione. Lo scopo ultimo della terapia è infatti quello di consentire loro di poter vivere una vita normale, avendo il pieno controllo sulla propria capacità. Ogni personaggio affronta i propri disturbi, supera ostacoli, crolla e si rialza in una continua lotta contro le difficoltà della vita e quelle che la propria condizione mentale pone loro davanti. Lauren Shippen ha la capacità di trattare i più svariati argomenti (l’agorafobia, l’ansia, la depressione, la sindrome post traumatica, l’autolesionismo) con grande onestà e serenità. Ogni problema è preso per quello che è: qualcosa che è possibile risolvere. Nessuna romanticizzazione, nessun patetismo. E le relazioni tra i vari personaggi prendono forma al di là delle abilità del singolo e al di là delle loro difficoltà: loro sono persone, non la loro abilità; sono persone, non le loro malattie.
Il cast di The Bright Sessions
La sessualità e la libertà di essere sé stessi.
Cito un commento, che non a caso definirei disgustoso, lasciato a questo podcast: «Disgusting Homosexual Propaganda. A higher than in the population ratio of homosexuals in this poorly acted, poorly written drama.» (fonte). Se c’è un tipo di media che viene scarsamente tenuto in considerazione per quanto riguarda la rappresentazione LGBTQ+ è quello dei podcast, eppure, è anche quello che propone la più ampia diversità in merito agli orientamenti sessuali. La principale storia d’amore di questo podcast è una relazione omosessuale, due personaggi sono dichiaratamente gay, uno è bisessuale e uno, seppur non canonicamente per ora, rientra nello spettro dell’asessualità. Ognuna delle relazioni, ogni affermazione riguardante la sessualità dei personaggi non è mai fine a se stessa, ma è inserita con precisione nel contesto generale, senza rendere nessun personaggio una macchietta o un mero tentativo di parlare di orientamento sessuale solo per buttare più carne sul fuoco. Un commento come quello che vi ho citato non può far altro che starsene nel gigantesco mucchio delle opinioni omofobe e vuote che vengono rivolte a quegli show in cui viene dato largo spazio alla rappresentazione delle minoranze relative agli orientamenti sessuali. Il "ma ci sono gay ovunque!" è la classica esclamazione di chi rifiuta di empatizzare con situazioni diverse da quelle alle quali è abituato, cosa che la comunità LGBTQ+ ha fatto, e continua a fare, in una società che, nonostante i progressi degli ultimi anni, continua a essere eteronormativa.



Perché investire tempo ad ascoltare ore di gente (di fantasia) che parla.
Il cast di The Bright Sessions è composto da attori di professione e, nonostante sia il primo podcast scritto dalla Shippen e i primi episodi possano dare una parvenza di amatorialità (due personaggi che parlano tra loro, con pochi effetti sonori), andando avanti con la storia ci si può rendere conto delle capacità attoriali dei doppiatori. Evitare di commuoversi, di sorridere o ridere sguaiatamente, è altamente improbabile –se non impossibile- ascoltando le vicende.

Man mano che ci si immerge nel mondo di The Bright Sessions si ha, nitida nella propria mente, l’immagine di ciascuno dei personaggi, nonostante non ci sia una singola descrizione del loro aspetto fisico. Li si può immaginare muoversi negli spazi, curvare le spalle mentre parlano o mostrare un’espressione spavalda, anche se le uniche cose a cui possiamo fare riferimento sono le loro voci. Ascoltare un podcast, e questo nello specifico, è un'esperienza che consente di orientarsi tra scambi di battute e qualche suono di fondo, in cui le descrizioni degli avvenimenti e degli spazi avvengono con una naturalezza tale da non fare sentire il peso della mancanza delle immagini.
É scontato affermare che la struttura di questo podcast sia la stessa di qualsiasi prodotto a puntate: gli episodi (della durata media di 15/20 minuti) si concludono su un cliffhanger o un evento dalla peculiare carica emotiva, che invita l'ascoltatore a proseguire con l'episodio successivo o attendere con ansia quelli futuri.


Il cast di The Bright Sessions durante un Q&A
The Bright Sessions è composto da 4 stagioni, tutte disponibili gratuitamente sul sito del podcast, Spotify, iTunes, Google Play e altre piattaforme (potete trovare l’elenco completo qui). Il podcast è interamente in inglese, ma è facilmente comprensibile per chiunque abbia un livello medio di conoscenza della lingua (quasi tutti i personaggi parlano in modo chiaro, senza accenti particolari che possano rendere difficile la comprensione), ma chi non fosse avvezzo al solo ascolto e sentisse la necessità di seguire i dialoghi nella loro versione scritta può trovare, in questa pagina del sito ufficiale, tutte le trascrizioni degli episodi.



Festeggio così l’uscita del meraviglioso e sorprendente – e non sto esagerando, ma dicendovi perché è stata una grande sorpresa per gli ascoltatori, la rovinerei a voi- episodio 50 del mio podcast preferito, consigliandovelo e invitandovi a iniziare l’ascolto e a...Rimanere strani.

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