You can't just kiss anyone you want di Marzena Sowa e Sandrine Revel


Titolo: You Can't Just Kiss Anyone You Want
Autore: Marzena Sowa (storia), Sandrine Revel (disegni)
Data di uscita: 19 aprile 2017
Editore: Europe Comics
Da qualche tempo (da una vita intera in realtà, ma son dettagli) sono affascinata dalle storie ambientate nel blocco sovietico. Quando ho visto questo graphic novel su Netgalley ho ceduto alla curiosità. You Can't Just Kiss Anyone You Want, tramite i disegni di Sandrine Revel, cala subito il lettore nella grigia atmosfera tipica dell’immaginario legato all’Unione Sovietica: i colori spenti, la prevalenza di grigi e marroni e il cielo cupo delineano una serie di ambientazioni polverose per una storia che è tetra quando i suoi colori. 

Durante la visione di un film dedicato a Stalin, All for him, nel cinema della scuola, la proiezione viene disturbata dal grido della Compagna Agata: il motivo di tale reazione? Compagno Viktor ha tentato di baciarla. Il film viene interrotto e il bambino portato dal preside. Dopo una lavata di capo per tale inammissibile gesto, soprattutto durante la visione di una pellicola dedicata al Compagno Stalin, Viktor riceve il compito di scrivere un brano sul suo amore nei confronti della patria.
Il gesto innocente e istintivo di Viktor è incipit di una storia corale, scritta da Marzena Sowa, che parte dalle vicende riguardanti i bambini per arrivare a quelle degli adulti che ruotano loro attorno. Il non poter semplicemente baciare chi si vuole, diventa una metafora per tutte quelle cose naturali, tra le quali il pensare liberamente e l’usare l’immaginazione, che non possono essere fatte sotto il controllo del regime. La violenza del potere viene mostrata tramite brevi storie che pongono l'attenzione su vari personaggi, dal padre di Agata, prigioniero politico “scomparso” da casa diverso tempo prima, alla maestra dei bambini che ha una relazione clandestina con una ragazza alla quale dà lezioni di francese per permetterle di leggere i libri proibiti provenienti dall’occidente.
A far da padrone in questo racconto di ciò che è naturale, ma vietato, ci sono l’uso della parola scritta e quello dell’immaginazione. Il padre di Viktor, un poeta, parla ai bambini dell’importanza che ha per lui la scrittura per esprimere la propria libertà personale, e della necessità dei più piccoli, ma anche degli adulti, di trovare un modo per affrontare delle verità che talvolta sembrano troppo grandi per essere gestite. Ma a fronte di un regime che si impone sugli individui fin dalla più tenera età, è proprio nei più piccoli che è presente il bagliore del desiderio di esprimere se stessi: tramite i loro giochi infantili e le loro storie di fantasia, riescono a spiegare ciò che accade attorno a loro e a fare ciò che viene loro negato, anche baciare chi vogliono.
 
You Can't Just Kiss Anyone You Want, pur essendo una lettura gradevole ha il suo più grande difetto, a mio parere, nella sua coralità. Se nell’intenzione delle autrici vi era sicuramente quella di restituire un quadro quanto più ampio dell’oppressione fisica e intellettuale di un regime totalitario, questo raccontare varie situazioni da diversi punti di vista rende l'opera dispersiva e rende difficile riuscire a empatizzare con i personaggi che, pur essendo tutti legati tra loro, vengono narrati in modo tale da risultare disgiunti. L’idea che sia stata una scelta volontaria per restituire l'immagine di come il regime finisca con il separare gli individui, pur costringendoli a comportarsi come una sola unità, non toglie il fatto che ciò abbia reso la lettura distaccata e fin troppo fredda, nonostante il tema trattato dovrebbe riuscire a toccare la sensibilità del lettore.

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