Alcuni muoiono per restare vivi: Anni Luce di Andrea Pomella


Titolo: Anni Luce
Autore: Andrea Pomella
Data di uscita: febbraio 2018
Editore: add editore 

Un viaggio durante gli anni di transizione dall’età della spensieratezza all’età adulta accompagnati dalla musica dei Pearl Jam.
C'era una regola quando andavo in giro con i ragazzi con cui suonavo anni fa: non si ascoltano i Pearl Jam in macchina. Non ricordo come fosse nata questa storia, credo da un incidente di uno di noi, ma fatto sta che, per tutto il periodo in cui abbiamo suonato assieme, i Pearl Jam sono stati banditi da ogni spostamento in auto. Direi che è anche per questo motivo che mi sono interessata ad Anni Luce di Andrea Pomella, che fa parte della collana Incendi di add editore.

Quando ho letto la sinossi del romanzo mi sono immaginata una storia sul desiderio di fuga, sul volersi lasciare alle spalle il luogo di provenienza che intorno ai vent’anni diventa opprimente, tutto accompagnato da quella colonna sonora che non ho mai avuto lungo la mia strada. La copertina del libro ha aiutato a farmi costruire un’idea precisa del romanzo che stavo per leggere e che, da un lato, ha soddisfatto le aspettative, ma mi ha anche sorpreso con una prospettiva diversa (e forse meno scontata) sugli eventi narrati, rispetto a ciò a cui avevo pensato.
Voglio però procedere per gradi sottolineando che un requisito fondamentale per apprezzare Anni Luce è che, qualcosa, del grunge, vi deve fregare. Non è necessario essere fan sfegatati dei Pearl Jam (io non lo sono), ma credo che si debba avere almeno un po’ di interesse per questo genere musicale, da una parte per comprendere il contesto culturale in cui sono inseriti i personaggi e il loro atteggiamento nei confronti della vita, e dall'altra per potersi godere la colonna sonora che accompagna il romanzo.
Il grunge è l’espressione musicale di una generazione illusa e rassegnata, mossa dal desiderio di rifiuto nei confronti dell’eccesso del decennio precedente e alla ricerca di una fuga dalla vita stessa (e in questo senso, l’unione tra il grunge e il racconto del viaggio è un connubio ficcante), ma è anche l’espressione musicale del cinismo e del pessimismo di quell'epoca. E queste caratteristiche emergono all'interno degli aneddoti narrati nel romanzo, vengono descritte e contestualizzate.


«Una filosofia ribelle, depressa, pessimista, che aveva come unico sfogo la pulsione suicida. La più lucida e disperata tra le mode giovanili dai tempi del decadentismo francese.»

Andrea Pomella racconta un interrail, citando la sinossi, “insensato e indimenticabile”, in compagnia del suo carismatico amico Q, un chitarrista che racchiude in sé le caratteristiche del musicista grunge "maledetto" - «Al principio, oltre che dalla sua follia, si rimaneva affascinati dal suo modo di conversare, di piegare la testa dopo una frase, di ascoltare con aria complice, ma come se non credesse a una sola parola di ciò che gli stavi dicendo» -  e che sarà il suo compare nel passaggio tra la spensieratezza dei vent'anni e la presa di coscienza dell'arrivo dell'età adulta.
Il viaggio che intraprendono prende le mosse proprio dall'insensatezza che, non solo è evidente nei modi dei personaggi, ma che è anche rappresentata nello stile di scrittura dell'autore: ho percepito la prima parte del viaggio come volutamente irragionevole, un posto vale l'altro, le persone incontrate durante il percorso si sovrappongono in un insieme di eventi e facce che coinvolgono il lettore in modo superficiale, facendolo concentrare invece sulle considerazioni del narratore che osserva le vicende a posteriori, con gli occhi della persona adulta che ripercorre i passi fatti in gioventù.
La seconda parte dell'interrail ha una forma più definita, avventure e disavventure si caricano di entusiasmo, quello tipico della fine del viaggio, che si mescola alla malinconia della consapevolezza che l'esperienza sta per concludersi e non sarà più ripetibile così come la si è vissuta. 

«Nessuno prima di Vedder aveva messo in musica così chiaramente la camera mortuaria che era stata la mia infanzia, nessuno prima di lui aveva prestato massima forza e intensità di voce per cantare i miei spettri iridescenti.»

Ma la peculiarità del libro, e ciò che lo rende ancora più interessante, sono la serie di aneddoti riguardanti Eddie Vedder e le riflessioni che scaturiscono dai testi di alcuni brani contenuti in Ten, Vs e Vitalogy. L’autore fa una serie di confronti tra la percezione che di tali testi ha avuto in gioventù, le prime volte che li ha ascoltati, e quelle che sono le sue riflessioni da quarantenne, che è ormai lontano dalla scelleratezza dei vent’anni. Due approcci diversi nei confronti di un’unica materia che ha la forma grezza delle canzoni che segnano determinati momenti della vita; come spesso accade infatti, nel momento in cui ci si approccia a un brano, non si conoscono i retroscena che ne hanno accompagnato la stesura e non se ne percepiscono alcune sfumature, ma nonostante questo tali canzoni riescono nell'impresa di parlare all’ascoltatore facendo provare la sensazione di essere capiti, di aver trovato nell'artista un'anima affine. 
Partendo da Roma per attraversare l'Europa, Andrea Pomella racconta una storia di anni di cambiamento e crescita dal punto di vista di ragazzi che non si aspettavano nulla dal loro viaggio se non la fuga dalla quotidianità, finendo invece con il fare i conti con il passare del tempo.

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