Aspettando il Premio Strega: Il figlio prediletto di Angela Nanetti


Titolo: Il figlio prediletto

Autore: Angela Nanetti
Data di uscita: 19 dicembre 2017
Editore: Neri Pozza

Dalla Calabria a Londra alla ricerca di sé stessi e del proprio posto nel mondo. 
Tra i libri della dozzina del Premio Strega di quest’anno, il romanzo di Angela Nanetti, edito da Neri Pozza, ha subito attirato la mia attenzione. Il romanzo racconta di una doppia fuga, due individui legati per sangue e per inadeguatezza e bisogno di allontanarsi dalla realtà in cui sono nati, che in periodi diversi intraprendono il loro cammino per scappare da casa: direzione, Londra.
E Londra diventa luogo di un nuovo inizio tramite il quale, però, entrambi i protagonisti non riescono a liberarsi del tutto dei fardelli del passato e del legame con la terra di origine.
Nunzio Lo Cascio era solo un ragazzino quando è stato costretto a prendere un treno per andarsene da Reggio Calabria. La sua colpa? Quella di essere omosessuale e di essere stato scoperto. A Londra porta con sé il ricordo del bell’Antonio, suo compagno nella squadra di calcio locale, ammazzato di botte fuori dalla sua Fiat nella quale si era appartato insieme a Nunzio.
«Cornutu, è l’offesa peggiore per un marito. Ma ricchjiuni è peggio. Se sei ricchjiuni non sei un uomo, non sei più niente.»
E Nunzio, il corpo riverso a terra del suo ragazzo, proprio non riesce a dimenticarlo, anche se a Londra incontrerà Thomas, un ricco rampollo ribelle marxista, e poi Funny Jack, un artista eccentrico e dichiaratamente omossessuale, con il quale passerà l’ultimo periodo della sua vita.
Dall’altra parte abbiamo Annina, che di suo zio Nunzio conosce solo il nome e la tomba, e che ha il sogno di diventare un’attrice. Sogno che collide con il ruolo che la sua famiglia vorrebbe per lei: deve diventare una bella donna, sposare un uomo ricco e influente e smettere di sognare di avere una carriera artistica “da puttana”, come dice sua nonna.
«Così imparai a odiarlo, ogni giorno mi esercitavo nell’odio contro di lui, e l’odio divenne il carburante quotidiano che mi permetteva di vivere.»
Mossa dall’odio nei confronti del padre, dalla frustrazione nei confronti della madre succube del marito, e dalla voglia di dare forma concreta alle sue ambizioni, Annina fugge prima in direzione Milano e poi verso Londra, dove la sua strada incrocia quella percorsa dallo zio Nunzio.

Questo libro mi è piaciuto a metà. Per quanto abbia apprezzato la storia dal punto di vista di Nunzio, quella di Annina mi è sembrata sempre più debole col proseguire del romanzo.
Si entra in contatto, già dall’incipit – bellissimo e dalla forte carica emotiva, un inizio libro a mio parere molto potente –, con la storia di Nunzio, toccante e intensa. Ne si conosce subito l'epilogo, quindi Nunzio è un personaggio che agli occhi del lettore vive incasellato in una dimensione passata ben definita, ma nonostante questo, le sue vicende personali riescono a coinvolgere il lettore. Le vicende di Annina, invece, pur avendo le premesse per una storia di affermazione di sé di una donna forte e di lotta contro le imposizioni di una società chiusa, si perdono nel corso del romanzo. Annina torna ad essere una vittima degli eventi e dei costumi di una società che le impone il silenzio di fronte alla violenza; sembra progressivamente sempre più spaurita e quella sua grande energia iniziale si assopisce.
L'autrice fa un uso piuttosto massiccio di termini dialettali e di frasi pronunciate per metà in inglese e per metà in italiano, e ciò aiuta il lettore a calarsi nell'ambientazione che viene tratteggiata grazie all'inserimento di una serie di personaggi e situazione talvolta un po' stereotipate.
«“Un figlio frocio e comunista e una nipote puttana!” E subito dopo la risata, prima in sordina e poi in crescendo.»
Forse la storia di Nunzio e quella di Annina non si intrecciano con la forza che le premesse potevano far presagire, ma piuttosto si incontrano e basta per procedere insieme verso l’epilogo della storia, lasciando un po' in secondo piano l'influenza della figura di Nunzio nella vita di Annina: è una presenza che prometteva di essere di impatto molto maggiore di quanto sia stata in realtà.
Malgrado ciò il romanzo è comunque piacevole, lo stile di scrittura della Nanetti è coinvolgente e dona al lettore momenti dalla forte carica emotiva. Un libro che vale la pena di leggere se non altro per delle problematiche tuttora rilevanti sulle quali pone l'attenzione.
So che molti di voi stanno leggendo i titoli candidati allo Strega di quest'anno e non mi resta che chiedervi: qual è la vostra opinione in merito a questo romanzo?
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